Scenari ipotizzati a scopo didattico
Il caso dell’Impiegato in Transizione
Luca, 42 anni, si è iscritto al corso SAB. Lavora da anni come impiegato amministrativo
ma coltiva l’idea di aprire un piccolo bar nel suo quartiere.
Si iscrive al corso di Somministrazione di Alimenti e Bevande per ottenere la qualifica necessaria,
ma si accorge che agli aspetti tecnici deve
affiancare una visione identitaria di come vuole che sia il suo bar.
Nel percorso di 9 mesi:
Analizza il quartiere come un ecosistema dei bisogni degli abitanti.
Definisce il suo concetto di “bar” come spazio relazionale e non solo commerciale.
Riduce l’idea iniziale (troppo ampia) a un formato sostenibile e distintivo. Costruisce una proposta coerente con i suoi ritmi di vita, evitando il burnout tipico delle nuove aperture.
Risultato:
Un bar con una funzione precisa nel quartiere. Una offerta essenziale ma riconoscibile. Il bar di Luca ha successo.
Il caso della Cuoca Visionaria
Elena, 57 anni, aspirante home restaurateur.
Ama cucinare e accogliere, ma non ha ancora trasformato questa passione in un progetto concreto. Le sue cene sono apprezzate, ma sporadiche, senza identità definita. Elena sente che può creare qualcosa di unico, ma non sa da dove iniziare.
Nel percorso di 12 mesi:
Analizza il suo spazio domestico e i
livelli edonistici di cosa può presentare.
Ridefinisce il concetto di ospitalità come esperienza intima e narrativa.
Semplifica l’offerta, eliminando sovrastrutture e imitazioni esterne.
Costruisce un ritmo sostenibile tra vita personale e accoglienza.
Risultato:
Progetto autentico e fattibile. Atmosfera riconoscibile.
Ospiti coinvolti e ricorrenti.
Casa che diventa luogo di esperienza, non solo di consumo.
Il caso dell’Oste Stratega
Marco, 36 anni, ristoratore.
Buona cucina ma
cliente non fidelizzato con
esperienze poco memorabili. Marco ha scelto il suo lavoro perché vuole dare di più.
Nel percorso di 9 mesi:
Analizza il suo locale nei tre
insiemi edonistici.
Rafforza dimensione contestuale.
Riduce elementi di amplificazione forzata.
Risultato:
Esperienza più coerente.
Identità più chiara.
Cliente più coinvolto.
Il caso della Sazietà Inquieta
Laura, 42 anni, impiegata.
Mangia in modo disordinato quando è stressata.
Vive il cibo come compensazione.
Ha perso il piacere lento del cucinare.
Nel percorso di 2 mesi:
Impara a riconoscere
qualità edonistica naturale.
Riduce stimoli ingegnerizzati.
Riscopre ritualità e presenza.
Risultato:
Continua a mangiare come prima, ma con un piacere consapevole.
Quando è ai fornelli si riconnette alla creatività e in quei momenti
riprende se stessa.
Il caso dell’Innovatrice Smaniosa
Sandra, 41 anni, produttrice artigianale di pasta fresca.
Lavora bene, la qualità è riconosciuta. Sente però che il suo prodotto potrebbe dire di più: vuole progettare un’esperienza che resti nella memoria.
Nel percorso di 18 mesi:
Comprende le dinamiche della
qualità edonistica naturale e di quella ingegnerizzata.
Impara a coordinare consistenza, forma, racconto e identità del prodotto. Integra piacere sensoriale e posizionamento.
Risultato:
Prodotti più distintivi. Maggiore coerenza tra identità e offerta. La sua innovazione
non tradisce l’artigianalità, ma la rende più intenzionale.
Il caso dell’Appassionato Discontinuo
Andrea, 35 anni, lavoratore autonomo.
Ama cucinare, compra libri e prova ricette nuove. Si entusiasma, ma poi si perde e torna con sfiducia alla cucina "buttata lì". Vorrebbe un'ispirazione nella quale credere.
Nel percorso di 1 mese:
Impara a riconoscere la
qualità edonistica naturale nei gesti semplici. Comprende come il contesto influenzi il piacere.
Sviluppa una creatività più stabile e consapevole.
Risultato:
Riesce a differenziare i momenti. Per sé trova piaceri meno impulsivi e più profondi.
Per gli amici si diverte in una cucina che non imita, ma sa coinvolgere ed esprimere la sua personalità.